Referendum veneto:nascono i comitati tricolori per il SI

Si è tenuta oggi  alle ore 12,30 presso la sala Bresciani Alvarez (Palazzo Moroni a Padova) la preannunciata  conferenza stampa per la presentazione dei Comitati Tricolori per il SI al Referendum per l’Autonomia che si terrà il 22 ottobre 2017.L’iniziativa è stata  promossa dall’Associazione Culturale Destra Veneta.

Sono intervenuti: la Presidente Regionale dei Comitati: Avv. Sabrina Fortin, il Presidente provinciale per Padova Rodolfo Balena, Raffaele Zanon  eMarina Buffoni per FDI-AN,Gianluca Mettidoro per Terra Nostra,Gabriele Zanon e Carlo Capuzzo per Destra Veneta e le imprenditrici Annalisa Maregotto e Tiziana Fichera.

Gabriele Zanon ,Presidente di Destra Veneta, ha presentato il Comitato evidenziando la scelta del tricolore di Daniele Manin, veneziano e patriota italiano che nel 1848 con la Repubblica di Venezia scrisse una pagina storica del risorgimento italiano. Cogliamo l’occasione per evidenziare i numerosi e rilevanti episodi che testimoniano il patriottismo italiano dei Veneti del periodo risorgimentale, dai moti di Padova del 1848 alla Repubblica di San Marco di Manin e Tommaseo, che scelse come proprio vessillo il Tricolore nel quale era inserito il leone alato e non sembra assolutamente velleitario affermare che è ormai maggioritaria nella società veneta la consapevolezza di essere il frutto di una componente culturale di carattere locale, che seppur forte, è inserita in un’identità nazionale italiana della quale la storia veneta fa parte a pieno titolo.

L’Avv. Sabrina Fortin, Presidente  regionale, ha sottolineato che i Comiitati tricolori sono attivi in tutte le province del Veneto e intendono differenziarsi dalle posizioni secessioniste sottolineando che il referendum prossimo venturo non rientra nella pur nobile tradizione della cosiddetta autodeterminazione dei popoli, e non rappresenta né l’anticamera di un processo che porterà alla fantomatica “indipendensa” né all’inizio di una improbabile disgregazione dell’Unità Nazionale.La distanza tra le consultazioni in Lombardia e Veneto e quella che si è svolta ieri in Catalogna è anche nella sostanza: i quesiti “italiani” non chiedono l’indipendenza delle due regioni, ma un regionalismo differenziato che non mette in dubbio l’unità nazionale. I

Il dr. Rodolfo Balena, presidente provinciale, ha evidenziato che i Comitati sono per un modello che tenda verso il principio della responsabilità, valore cardine dell’etica di Destra, volto a valorizzare le qualità delle classi dirigenti locali e del quale anche le regioni meridionali potrebbero beneficiare, se è vero che la condizione di svantaggio rispetto alle regioni del nord non rappresenta una condanna irreversibile, ma, come dimostrano gli ultimi 50 anni di storia del Veneto, un dato assolutamente migliorabile, lasciandosi alle spalle un passato di assistenzialismo che evidentemente, nonostante la grande profusione di risorse, non ha prodotto i risultati auspicati, e dove le condizioni di una regione come la Sicilia dimostrano che una forma di eccessiva autonomia, unita all’insipienza di chi finora ha governato, non porta benefici.

Marina Buffoni ,già assessore di FDI-AN, ha sostenuto che l’appuntamento in Lombardia e Veneto non è paragonabile al caso catalano. In primo luogo perché si tratta di due referendum consultivi sul cosiddetto “regionalismo differenziato”. Una consultazione diversa rispetto all’esperienza di Barcellona e dintorni anche perché la posizione tra i soggetti in causa non è maturata  in un clima di scontro tra le istituzioni, come invece è avvenuto in Catalogna, ma hanno ottenuto il via libera del Governo e, soprattutto, quello della Corte costituzionale.Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale del Veneto sostiene convintamente il referendum che chiede maggiori forme di autonomia per la nostra Regione in quanto non ritiene che ci possa essere alcuna incompatibilità tra l’autonomia del Veneto e la salvaguardia del valore indiscutibile dell’unità nazionale.

Annalisa Maregotto come impenditrice  ha sostenuto che in questa chiave va interpretata la richiesta di maggiore autonomia da parte del Veneto, pienamente legittimata dalla particolarità della posizione geografica, stretta tra due regioni a statuto speciale, del proprio assetto industriale e dal proprio sistema economico, caratterizzato dalla grande dinamicità dei distretti produttivi diffusi e diversificati nel territorio, una “biodiversità industriale” che richiede una burocrazia decentrata, agile e reattiva, che sappia rispondere alle necessità delle imprese e che incoraggi pratiche innovative al passo con i tempi.

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