Sui simboli della destra

di Paolo Danieli.  La Lettera Politica n.688 del 13 agosto scorso sosteneva la necessità, da parte dei due più importanti partiti di destra, Lega e Fratelli d’Italia, di modificare nomi e simboli, per renderli più efficaci e al passo coi tempi.
Pare che Salvini e la Meloni siano sulla nostra stessa lunghezza d’onda visto che qualcosa in questo senso hanno fatto. Qualcosa, non tutto. Ma siamo sulla buona strada.
Salvini ha agito sul nome, togliendo “Nord” al logo della Lega. Scelta inelligente. Condizione necessaria, anche se non sufficiente, per sfondare al centro-sud. Rimarrebbe da rivedere il simbolo, uno dei più incasinati dell’intero panorama politico. Ma per far quello, dicono, ci vuole un congresso.
La Meloni invece ha messo mano al simbolo, che era una brutta matrioska politica. Lo ha semplificato, lasciando solo la fiamma sovrastata dalla scritta Fratelli d’Italia. Bene da un punto di vista grafico, ma politicamente rimane un grosso problema.
L’impostazione del simbolo è la medesima di quello che fu di Alleanza Nazionale, partito identificato con Fini, che ne era il padrone assoluto. Oggi, se una cosa è sicura in un mondo pieno di incertezze, è che Fini è sputtanato. E per la proprietà transitiva dello sputtanamento è sputtanata anche Alleanza Nazionale.
Perché insistere nel collegarsi con forme e colori del simbolo a quella che è stata una delle più brutte pagine della storia della destra italiana?
Per ricostruire una destra forte è fondamentale emanciparla da quell’immagine usurata. Fini, la casa di Montecarlo, i rapporti opachi col business del gioco d’azzardo e troppi esponenti di quel partito inquisiti o condannati, hanno ormai fatto dimenticare le tante brave persone che in buonafede avevano creduto al progetto di rinnovare la destra.

 

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