Confronto tra religioni:nel mondo islamico non esiste una massa moderata

 di Carlo Crotti .Pur avendo la comune radice abramitica e molte altre similitudini, di cui troppi si accontentano, nel Corano non si parla mai del gesto di Adamo di cogliere e mangiare la fatidica mela. Si cita l’allontanamento di Adamo dal Paradiso, ma mai si espongono le ragioni del fatto. A prima vista, e per un laico europeo, sembra un aspetto minore e insignificante, ma in realtà è decisivo e basilare.Per tutto il mondo ebraico-cristiano (oserei dire “occidentale”) questo evento è il principale e più radicale atto di sfida dell’uomo a Dio e alla sua legge: è la fonte del peccato originale.

Anche il mondo greco aveva una mito simile. Adamo assomiglia straordinariamente a Prometeo. Ambedue vengono scoperti, condannati e puniti per aver sfidato l’Onnipotente. Essi sono la dimostrazione che il modello del rapporto con il divino, che noi occidentali abbiamo ereditato, riconosce all’uomo una libertà individuale insopprimibile. L’uomo, fatto a immagine e somiglianza di Dio (per il Corano non è dato sapere se lo siamo, ed è anche per questo che le Sue immagini sono severamente vietate !) deve poter liberamente scegliere il bene o il male, assumendosene la responsabilità.

Il concetto di responsabilità personale che deriva da quella colpa, e che darà poi seguito all’attesa della Venuta e motivo al Cristo di nascere tra noi e per noi, come pure all’Alleanza che Dio stabilisce con l’uomo, sono fatti e concetti di origine biblica, assolutamente non condivisi dal Libro dell’islam. Sono enormi bestemmie. Se io o altri le professassimo al Cairo, a Teheran o a Karachi verremmo messi a morte immediatamente.

Ci condannerebbero perché, per un credente musulmano, la parola islam significa sottomissione a Dio. E la sottomissione islamica non è compatibile con la responsabilità cristiana.

Il Dio giudaico-cristiano vuole essere “scelto” dall’Uomo per amore; quello islamico esige solo la sua sottomissione. Il primo ci propone e sostiene un’Alleanza con l’Uomo, ( ha presente l’Arca dell’Alleanza?) elevandolo ad uno status che non ha eguali sulla terra; quello islamico si accontenta del rispetto dei ben noti cinque precetti, quasi che l’Uomo fosse un servo.

Le due società che nei secoli si sono costruite su questi presupposti di fede, non hanno molto in comune, a meno che non si crei ( e noi lo si favorisca) un movimento musulmano paragonabile alla “Riforma”. Proprio ciò che tutti i fondamentalisti, sunniti o sciiti, sanno essere possibile e che proprio per questa ragione vogliono a tutti i costi evitare.

Il tema del rapporto tra l’Uomo e Dio, che le due religioni propongono, non potremo evitarlo a lungo, perché questo è il vero terreno su cui sviluppare o far annegare il “dialogo”.   Affermare, come gran parte della cultura europea sostiene, che possiamo vivere “senza Dio” è la cosa più rivoltante e assurda per un islamico. Moderato o fanatico che sia.  Per chi ha vissuto tra loro, l’esempio più calzante per dare un senso del disgusto che provano  davanti a questa idea è come invitare qualcuno a pranzo e mettergli un escremento nel piatto.

Per questo, chi immagina che nel mondo islamico esista una massa moderata , distinta e distante, commette un grave errore. Lì i principi religiosi non sono trattabili.  Chi tra loro lo fa, rischia la vita.  Supporre che esista una soluzione “politica”, quasi che il modello del rapporto Uomo-Dio, che le religioni propongono, sia un argomento trattabile come un accordo internazionale, è altrettanto illusorio.  L’islam non separa mai Fede e Politica. Non sarebbe più islam. Non sarebbe più una religione.    ( Bisognerà tenerne conto quanto si discuterà in Parlamento di diritti di voto politico agli islamici)

Ecco perché io credo che anche i non credenti europei non potranno prima o poi, evitare la scelta tra le due sponde “religiose”.  Dovranno cioè compiere un atto politico che fino a qualche anno avrebbero rifiutato a priori.

Non si tratta per gli atei europei di “ri-convertirsi” all’antica Fede, quanto piuttosto di dover scegliere se sostenere apertamente quella da cui la loro cultura comunque proviene, cioè quella cristiana, poiché ne condivide la concezione dell’Uomo e della sua “responsabilità”, oppure preferire quella islamica, più fatalista ma anche più, colorata di anticapitalismo (?),  anti-americanismo  e anti-israeliana, ovvero  più anti-establishment e quindi   “rivoluzionaria” . Io non ho oggi la risposta.

Mi auguro tuttavia che chiunque condivida con me l’impostazione del problema, a livello politico si renda conto del fatto che se si può anche essere italiani e arabi al contempo, NON è possibile essere metà cristiani e metà islamici.Abbiamo obiettivi sociali, economici e scale di valori  (ruolo della donna, il diritto di famiglia, il rapporto tra Stato e Fede, la libertà di convertirsi senza essere uccisi…etc) completamente diversi e incompatibili.

Anche i vertici della Chiesa cattolica dovranno, prima o poi, prendere posizione, se è vero che la loro prima Missione è proclamare la Verità.  Al momento non mi pare assolvano al loro compito.

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