Riflessioni a mente fredda sul caso Savona

di Daniele Trabucco. Mi ero ripromesso, a mente fredda, un breve post sul  caso Savona. Com’è noto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si è rifiutato di nominare Ministro dell’Economia e delle Finanze il prof. Paolo Savona con le conseguenze che questo ha comportato. Alla fine è stato scelto il prof. Giovanni Tria e Savona ha assunto l’incarico di Ministro (senza portafoglio) per gli Affari europei. Torniamo, però, alla domanda se Mattarella poteva o meno rifiutare la nomina proposta dal prof. avv. Giuseppe Conte. L’art. 92 della Costituzione repubblicana vigente, oramai lo conosciamo bene, stabilisce che il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, nomina i Ministri. Molti manuali universitari di Diritto Costituzionale (Paladin, Mortati) ritengono che la proposta sia vincolante. Recentemente autorevole dottrina (Bin, ma in realtà già Guastini) ha rilevato come l’aggettivo “vincolante” debba essere inteso nel senso che il Capo dello Stato “non potrebbe nominare un Ministro diverso da quello proposto, ma non significa che non possa rifiutare di nominare il Ministro proposto”. Uno, il Presidente della Repubblica, nomina, l’altro, il Presidente del Consiglio dei Ministri, propone: entrambi svolgono una valutazione autonoma. Inoltre, si aggiunge, il fatto che fino ad ora il Presidente della Repubblica abbia rifiutato una nomina solo per motivi di natura non politica, non significa che la prassi non possa mutare, ossia che lo possa fare anche per ragioni politiche. A parte il fatto che quest’ultima argomentazione pare un’evidente forzatura, volta cioè a giustificare ex post un’anomalia nello svolgimento delle funzioni presidenziali nella formazione del Governo della Repubblica, ma quello che rileva, ben più grave, sono le ragioni (esplicitate dallo stesso Mattarella) per cui non ha proceduto alla nomina del prof. Paolo Savona: l’appartenenza dell’Italia all’Unione Europea, la tutela del risparmio, il rispetto degli obblighi internazionali. Scusate (lo ha scritto molto bene il prof. Salvatore Curreri) davvero la moneta unica, l’euro, è un vincolo così forte che non può neppure essere discusso? Mutare la propria politica economica e ridiscutere il rapporto con l’Unione Europea, anche al punto di esercitare la stessa facoltà di recesso che il Trattato di Lisbona del 2007 contempla (ma che le istituzioni comunitarie non tutelano: vedi Brexit), è una scelta costituzionalmente incompatibile? Infine, ammesso che il Presidente della Repubblica ed il Presidente del Consiglio dei Ministri svolgano una valutazione autonoma nella nomina dei Ministri, questo non significa che debba prevalere sempre quella del Capo dello Stato. Se, infatti, nella nomina del Presidente del Consiglio, il margine di cui dispone il Capo dello Stato è molto ampio, dovendo scegliere la persona più idonea per formare un Governo in grado di ottenere la fiducia nei due rami del Parlamento, lo stesso non può dirsi per la scelta dei Ministri, dal momento che il nome proposto dal Presidente del Consiglio è quello da lui ritenuto adatto per formare un Esecutivo che possa presentarsi alle Camere per avere la fiducia. Sollevare obiezioni, come quelle di cui sopra, di fronte alla semplice nomina di un Ministro non è già di per sé eccessivo, se non addirittura lesivo delle competenze del Presidente del Consiglio e della buona riuscita della formazione del Governo? Nemmeno mi pare risulti pregnante la tesi del Guastini secondo il quale una proposta è tale proprio perchè può essere respinta, altrimenti si chiamerebbe decisione. In realtà, la tesi, che si è voluto sopra argomentare, non nega la natura di “proposta”, la quale rimane tale perchè non sempre implica accoglimento da parte del Presidente della Repubblica: puó essere respinta, ad esempio, per l’assenza dei requisiti giuridici del soggetto proposto (perchè destinatario della pena accessoria della interdizione dai pubblici uffici etc..). Resta, dunque, in capo al Pdr un margine di discrezionalità.

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