Integrazione:parola magica

di Daniele Trabucco. Integrazione. La parola magica che si usa di questi tempi per criticare le scelte del Governo, per giustificare un esodo di massa verso l’Europa, per le necessità di ricoprire posti di lavoro che gli italiani non vogliono più (e quindi è molto meglio pagare meno la manodopera straniera che arriva, sfruttandola. Di questo, però, Landini, neo-segretario della CGIL, non si preoccupa. Meglio proclamare scioperi del….e fermare il Paese. Tornare all’armamentario degli anni ’70 e ’80). Resta un nodo da sciogliere: qual è l’oggetto dell’integrazione? I valori comuni europei. E quali sono? Le libertà democratiche? E qual è il loro fondamento? Basta che una libertà sia contenuta all’interno di una Costituzione o della Carta di Nizza (entrata nel Trattato di Lisbona del 2007) o nella Convenzione europea dei diritti umani del 1950? Se fosse così, le nostre libertà sono tali perché contenute e riconosciute in pezzi di carta cui viene attribuito valore giuridico. L’integrazione cela in realtà un’imposizione: si pretende che l’altro diventi noi. Chi predica il mantra dell’integrazionismo non si rende conto, in realtà, di esercitare una forma di violenza, una volontà di potenza, per utilizzare una parola cara al grande filosofo Emanuele Severino, che sottintende la superiorità della nostra cultura (che poi è quella edonistica e consumistica del post-moderno) rispetto alle altre. Oppure l’integrazione deve lasciare spazio ai valori delle altre culture? Se sì quali? Tutti, compresi quelli che stridono con la cultura occidentale (penso alle mutilazioni genitali femminili, alla poligamia)? Alcuni? Quali? E con quale criterio se ne accolgono alcuni e se ne escludono altri se in nome di una presunta superiorità di chi stabilisce ciò che merita e ciò che non merita accoglimento. E poi certa gente ha anche il coraggio di definire chi è favorevole alle politiche immigratorie del Governo di essere un istigatore di odio. Quando i violenti sono altri…

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