Marò, fiaccole a Roma appello al governo

di Monica Diamanti . Al grido di ‘Liberi subito” si è conclusa a Roma la fiaccolata di solidarieta in favore dei due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, detenuti da oltre tre mesi nel carcere indiano di Trivandrum con l’accusa di aver ucciso due pescatori indiani nel corso di un’azione antipirateria. Circa un migliaio di persone si sono ritrovate davanti alla Bocca della verità, “luogo simbolo in cui si è costretti a dire la verità” ha ricordato il sindaco della Capitale Gianni Alemanno, per poi sfilare, alla luce delle fiaccole davanti all’altare della Patria e terminare in piazza SS. Apostoli. Una fiaccolata organizzata dalle famiglie, Latorre e Girone, e da amici e commilitoni. “Non importa quanta gente siamo riusciti a portare – sottolineano Andrea Lenoci e Christian D’Addario – , quello che ci premeva era non spegnere i riflettori sulla vicenda di Massimiliano e Salvatore”. Venerdì infatti la corte indiana ha nuovamente allungato fino al 25 maggio la carcerazione preventiva e il loro morale comincia a vacillare. Né è convinta Carolina Latorre, sorella di Massimiliano, in prima fila a portare lo striscione con il figlio, Christian D’Addario, il sindaco di Roma Gianni Alemanno, la presidente della Regione Lazio Renata Polverini, il coordinatore del Pdl Ignazio La Russa, il capogruppo dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri e il senatore Domenico Gramazio, la vicepresidente del Parlamento europeo Roberta Angelilli. “Questi continui rinvii – sottolinea Carolina Latorre – stanno mettendo a dura prova il morale di Massimiliano e Salvatore. Abbiamo organizzato questa fiaccolata per non spegnere l’attenzione sulla loro vicenda e per chiedere al governo di riportarceli a casa il prima possibile”. Alla manifestazione hanno partecipato anche 40 marò commilitoni di Latorre e Girone alcuni con le magliette del Battaglione San Marco, altri con quelle con la foto dei due militari prigionieri in India con la scritta”Ridateci i nostri leoni”. Molti i marinai in borghese, tanti i gagliardetti tra cui quello dell’Associazione Nazionale Arditi e Incursori della Marina e quello del Battaglione San Marco di Puglia e Basilicata, insieme all’Istituto nazionale della Guardia d’onore alle tombe del Pantheon.
L’appello al governo è dunque quello di un maggiore impegno a favore della liberazione dei due marò: “I due militari hanno agito in acque internazionali e non possono essere processati in India ma in Italia. L’immagine internazionale del nostro Paese passa attraverso questa realtà. Se i nostri marò non torneranno a casa dobbiamo rimettere in discussione tutto, a partire dalla nostra partecipazione alle missioni internazionali”. E di ‘sfida al diritto internazionale’ parla anche Isabella Rauti, consigliere regionale del Lazio, che sottolinea come ‘la vicenda è avvenuta a 22 miglia dalla costa indiana e quindi in acque internazionali nel corso di un’operazione antipirateria: quindi è evidente che l’unica giurisdizione che può giudicare i due marò per quello che si dimostrerà, hanno commesso o no, è quella italiana”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche Roberta Angelilli, vicepresidente del parlamento europeo, che sottolinea come “il governo ha preso una posizione più forte anche supportata dall’ultima risoluzione del parlamento europeo che dà ragione ai marò perché il diritto internazionale in questi casi parla chiaro: i due militari devono tornare a casa ed essere giudicati dalle autorità nazionali”. E per far sentire ai nostri marò la vicinanza del Parlamento italiano Domenico Gramazio, senatore del Pdl sta organizzando una missione di parlamentari che partirà per Trivandrum la prossima settimana. ” Lunedì con il sottosegretario De Mistura concorderò i tempi della visita che si svolgerà probabilmente la prossima settimana. Ho già raccolto l’adesione di 20 parlamentari di tutti i gruppi politici”. “La pazienza degli italiani è finita” sottolinea la presidente della Regione Lazio Renata Polverini che insieme al coordinatore del Pdl Ignazio La Russa e al capogruppo al Senato Maurizio Gasparri chiedono che l’Italia raddoppi il suo impegno per riportare a casa i due marò.

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