Rinviato il corteo del 2 giugno per i nostri marò.Si alla parata sobria

E’ una  parziale buona notizia quella della scarcerazione dei due Fucilieri del San Marco Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, e restando prioritario per noi il loro rientro in Italia ricordiamo infatti che anche se non in carcere rimarranno comunque prigionieri in India, e  con il “Comitato salviamo i nostri Marò” abbiamo ritenuto di rinviare il corteo per la loro liberazione ad altra data”. Il sisma che ha colpito l’Emilia ha sconvolto la terra e scosso le coscienze degli Italiani. Da Nord a Sud la voglia di manifestare vicinanza alle popolazioni colpite e di essere concretamente utili ai terremotati è tanta. Una reazione da grande Paese che però contrasta con un delirio emotivo che corre sulla Rete. “Annullate la parata del 2 giugno” è la parola d’ordine più postata su facebook o twitter, spesso condita con la motivazione che le risorse destinate all’evento possano essere destinate ai territori disastrati.   Adesso, premesso che ogni Stato ha i suoi riti “laici” e le sue ricorrenze connaturate nel dna di una storia nazionale, esempi illuminanti sono il 14 luglio in Francia e il 4 luglio negli Usa, la parata militare non è una kermesse o un défilé in mimetica.   Il 2 giugno, festa della Repubblica, si rende tra l’altro, il doveroso tributo agli uomini e alle donne in divisa che lavorano quotidianamente e rischiano la pelle per la loro comunità nazionale rappresentata simbolicamente dal Tricolore. Insieme a reparti operativi impiegati lontano dall’Italia per combattere il terrorismo internazionale (Afghanistan), per evitare che israeliani e palestinesi o libanesi si scannino (Libano), per ricostruire paesi distrutti dalla guerra (Balcani), il 2 giugno sfilano reparti che sono stati i primi ad intervenire in eventi calamitosi a supporto della popolazione civile colpita da terremoti o alluvioni. In via dei Fori Imperiali marciano insieme parà della Folgore e crocerossine, lagunari e protezione civile, genieri e vigili del fuoco, alpini e reparti cinofili, insomma tutti quei reparti che sono sempre in prima linea con professionalità e generosità. Per questo quegli uomini e quelle donne in divisa meritano di sentire la vicinanza del Paese e non polemiche sterili.   Polemiche sterili e strumentali perché chi obietta che si può risparmiare annullando la parata e devolvere il ricavato alle zone terremotate o non ha riflettuto abbastanza o è in malafede. Pensate forse che l’organizzazione di un simile evento funzioni con Napolitano che alla fine della cerimonia scende dalla berlina storica, mette mano al portafogli, tira fuori il bancomat del Quirinale e cerca il pos per pagare i conti della parata? Evidentemente no, le somme sono già state impegnate e spese, quindi l’annullamento non avrebbe alcun effetto concreto. Sotto il profilo simbolico, il lutto si può esprimere in mille modi, non crediamo che in Francia o negli Stati Uniti annullerebbero le loro feste nazionali, nè crediamo che molti di quelli che sostengono l’annullamento della parata, avrebbero detto lo stesso se il terremoto si fosse verificato in prossimità del 25 aprile o del 1 maggio. È tutto qui il punto, ogni pretesto è buono per far scattare il riflesso condizionato degli antimilitaristi o di chi non riconosce la dignità di una identità nazionale condivisa.

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