Se l’obbedienza dei marò riscatta l’onore dell’Italia

2013-03-mar-divisadi Riccardo Pelliccetti .Diciamolo, la fantasia ha superato la realtà. E Palazzo Chigi, rimandando in India i due marò, ha superato tutto e tutti in spudoratezza oltre che in viltà.

Un governo che decide di accusare l’India di violare il diritto internazionale, impedendole di processare Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, non può una settimana dopo fare retromarcia e tradire se stesso, i militari e l’Italia.

È una farsa già vista: l’otto settembre di settant’anni fa, quando le istituzioni abbandonarono le Forze Armate, cogliendole di sorpresa e facendo pagare ai nostri inconsapevoli soldati un tributo altissimo. La storia, la nostra storia, non ci ha insegnato nulla. Purtroppo è nel Dna di questa sciagurata nazione tradire, rinnegare, cambiare faccia all’opportunità.

Ma in questa sporca vicenda, da cui il nostro Paese esce umiliato e ridicolizzato a livello mondiale, scopriamo anche un’Italia migliore, che non è scomparsa né estinta. E Massimiliano e Salvatore ne sono un esempio. «Siamo militari, noi andiamo avanti e andremo avanti», hanno detto mentre erano in volo verso l’India, ben sapendo a che cosa andavano incontro. Ecco, in quelle poche parole è racchiuso un mondo di valori che oggi appaiono perduti. Primo fra tutti l’obbedienza. Sì, avete capito bene. Per chi indossa la divisa è un principio senza pari. Ma attenzione, l’obbedienza non è cieca disciplina, incosciente esecuzione di ordini. No, tutt’altro. È una scelta consapevole, uno stile di vita, una fede interiore paragonabile a quella religiosa. Perché, come chi indossa la tonaca obbedisce a Dio e al Papa, i nostri marò obbediscono alla Patria, non importa chi la rappresenti, non importa chi impartisca gli ordini, non importa se le disposizioni siano assurde. Hanno giurato, e il loro onore, la loro fedeltà, la loro lealtà sono assoluti. Proprio così: onore, fedeltà, obbedienza, concetti che sembrano anacronistici, buoni per riempire la trama di qualche film fantasy o di qualche saga medievale. Eppure, grazie a Dio, sono vivi ancora oggi e sono uno schiaffo per chi, come i nostri illuminati al governo, ha gettato discredito sull’Italia, macchiandosi della peggiore ignominia: il tradimento. Non si possono usare altri termini nei confronti di un Paese che vende i propri figli a chi non rispetta le fondamentali norme del diritto, lasciandoli giudicare da chi non è legittimato a farlo e ben sapendo che non potranno mai avere un giusto processo.

Eppure la fiera rassegnazione dei due marò ci fa venire la pelle d’oca e mette quasi in ombra la pugnalata alle spalle. Di fronte alle loro parole, di fronte a questo senso del dovere, non possiamo che inchinarci e ringraziare Massimiliano e Salvatore perché ci hanno reso di nuovo orgogliosi di essere italiani. Non vogliamo beatificarli né trasformarli in eroi, non lo sono e neppure loro vogliono esserlo. Ma desideriamo solo dire con forza che nella storia d’Italia non esistono solo i Badoglio, i Monti o i Terzi, ma anche Uomini con la U maiuscola, capaci di riscattare con una parola, con un gesto le scelte abominevoli fatte da altri sulla loro pelle.

Il 21 febbraio dello scorso anno, quando la polizia indiana salì a bordo della nave Enrica Lexie e arrestò i fucilieri del San Marco, scrivevamo su queste pagine. «Avete visto le immagini dei nostri due marò in India? Sono circondati da una torma di poliziotti baffuti, ma Massimiliano Latorre e Salvatore Girone non sembrano accorgersene. Hanno lo sguardo fiero, fisso in avanti, quasi noncuranti di ciò che accade, non solo perché indossano la divisa ma perché sono consapevoli di aver fatto soltanto il proprio dovere. Come tanti altri militari italiani, pronti ogni giorno a sacrificare la loro vita in missioni lontane da casa». È un’immagine che si è ripresentata ogni giorno, per oltre tredici mesi. La condotta dei due marò è stata esemplare, la loro obbedienza ha fatto sorridere qualcuno e riempito d’orgoglio tantissimi altri. Neppure per un attimo hanno perduto la loro dignità, anzi ci hanno dimostrato che essere armati di certi valori ti permette di combattere e superare le avversità della vita. Una grande lezione da Uomini semplici, da soldati.da il Giornale.it

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