Corsaro/ Fratelli d’Italia, primo mattone della “cosa” di Destra

DSCF1219Prima nel Msi, poi da An è approdato nel Pdl e ora è in Fratelli d’Italia: un autentico viaggio “nazionale e patriottico” doc. Il centro-destra, infatti, è nel Dna di Massimo Corsaro, che sull’ipotesi di ricostituzione di una Cosa di Destra, oggi riportata dal Corriere della Sera, suggerisce: «Dovremmo realizzare un centro-destra alla francese, sulla base di due forze». Tradotto: è giusto cominciare a ragionarci. E per Corsaro è stata proprio Fratelli d’Italia a «mettere il primo mattone della Casa».

Oggi sul Corriere della Sera si parla di una possibile ricostituzione della Cosa di Destra e di un bacino elettorale dato all’8-12%… Le piace l’idea?

«E’ giusto interrogarsi su quello che sarà il nostro futuro e la scelta che abbiamo fatto noi di Fratelli d’Italia è proprio in questa direzione: dobbiamo stare insieme per le idee, non per le poltrone. Bisogna pensare al centro-destra in un’ottica a medio lungo periodo; l’obiettivo per tutti credo sia tentare di riunire, rappresentare, un’area corposa di elettori, capaci di riconoscersi in determinati valori. Elettori, prima ancora che politici. I processi di composizione degli schieramenti devono riguardare i cittadini, non la mera aggregazione o riaggregazione dei ceti politici».

Le piace il nome proposto da Ronchi Lista Civica Nazionale?

«Prima dei nomi ci sono altre importanti questioni».

E quali sono?

«Ho fatto parte della storia del Msi prima e poi di An. Ho deciso di uscire da Pdl per dare vita a Fratelli d’Italia, un percorso con un unico imperativo categorico: non scendere a compromessi sui nostri temi e valori di base. Anche a costo di rompere l’unità all’interno del centro-destra. Mi lascia molto freddo l’idea che il futuro di questa mia area di riferimento debba obbligatoriamente e necessariamente essere circoscritto “all’interno degli ex An”. Sarebbe una forma sbagliata di auto-limitazione. Il centro-destra deve guardare al domani con molta più ambizione. Il governo Letta, delle Larghe Intese, provocherà ben presto delusioni. E allora dovremo ripartire: ci sarà spazio nel prossimo bipolarismo per un’area assai più estesa in cui ritrovarci, tra noi simili in quanto a pensiero sui temi etici e culturali. C’è e va rappresentata, una destra più liberale in economia e più conservatrice, dal punto di vista valoriale e identitario. E senza timori si deve guardare a 360° per costruire il futuro. Credo, per esempio, che molta parte degli amici che hanno condiviso con noi l’esperienza Pdl siano rimasti delusi. Ecco, anche loro vanno coinvolti».

Sta pensando al modello francese?

«Sì la semplifico così. Costruire un centro-destra alla francese che poggi su due forze. Una più centrista e più disposta alla mediazione politica, più filo-governativa (come il partito di Giscard d’Estaing), e un’altra più identitaria, tipo destra gollista. L’area più filo governativa, qui, potrebbe essere incarnata dai maggiorenti del Pdl, che oggi rappresentano il partito “governativo”. E poi, l’area identitaria nazionale, popolare, di area conservatrice. Tutta da costruire».

Quindi, non è d’accordo con Maurizio Gasparri quando dice che la destra è unicamente rappresentata dalla destra nel Pdl?

«Voglio sentire Gasparri dire queste cose quando da esponente di spicco del Pdl sarà chiamato ad abolire la Bossi-Fini come da proposta del nuovo ministro dell’Integrazione. Certe frasi lasciano il tempo che trovano. E questo è il punto. Alcuni paletti imprescindibili devono essere mantenuti, indipendentemente dalle formule di governo. Come voterà Gasparri quando voteranno l’adozione per le coppie omosessuali? Quando scoprirà che le tasse questo governo le aumenterà perché ha già dimostrato di essere suddito dell’Europa? Per cui l’invito è quello di non partire lancia in resta con affermazioni facilmente confutabili. Al contrario, insieme a quelli che oggi dentro il Pdl hanno questi imbarazzi possiamo costruire qualcosa. Si tratta di non rifarsi ai dna di provenienza, ma di creare una base valoriale condivisa più aperta possibile su cui costruire».

La Russa ha annunciato la sua prossima discesa in campo la Staffetta per l’Italia. Ci spiega il progetto?

«Non è che scende in campo la Russa, è Fratelli d’Italia che fa una manifestazione nazionale nella quale rappresenteremo in modo plastico alcune delle nostre scelte più importanti. Partiremo da una sorta di corteo che ci porterà davanti al ministero dell’Economia per ribadire la nostra proposta di riforma costituzionale, per chiedere di mettere un tetto alla tassazione. Che vuol dire cambiare l’approccio della politica rispetto alla spesa pubblica. Così si invertirebbe il senso di responsabilità: chi governa saprebbe a priori di quante risorse potrà disporre per finanziare la spesa pubblica. Poi ci sposteremo davanti alla Banca d’Italia per chiedere di separare le banche d’investimento da quelle di servizio. Le banche che raccolgono i risparmi delle famiglie e delle imprese servono per l’economia, quelle d’investimento per raccogliere i soldi di chi vuol fare speculazione. Come e dove vengono utilizzate le risorse che dall’Ue vengono erogate alle banche? Per comprare titoli di Stato e lucrare sulla differenza di tasso interesse o vengono investiti per le imprese? Poi ci recheremo davanti all’Ambasciata dell’India per sottolineare l’attenzione sul caso Marò. Poi passeremo nei pressi del Quirinale per chiedere quelle riforme costituzionali che servono al Paese: superare il bicameralismo perfetto e avere l’elezione diretta del Presidente della Repubblica».

Battaglie che possono far parte di un progetto più amplio?

«Si. E’ un punto di partenza e mi piace pensare che sarà l’inizio della costruzione di una casa più ampia e più aperta».

Ma la nuova Cosa di Destra sarà aperta pure ai giovani?

«Noi il primo mattone lo abbiamo messo: abbiamo una donna di 37 anni come leader».

Marta Morigoni – www.intelligo.it, 1 maggio

 

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