Electrolux:quando il sistema veneto dimostra impotenza

ELECTROLUXdi Marina Buffoni .Negli ultimi 20 anni l’Electrolux ha tagliato il 75% degli stabilimenti e non può sfuggire che a rimetterne, oltre ai lavoratori, ci sono anche le piccole imprese dell’indotto. Per lo più artigiani che lavorano sulle commesse, insomma, i terzisti. Ma anche quelli che cominciarono lasciando per mezza giornata i lavori nei campi e iniziarono il lavoro in fabbrica. Siamo nella provincia di Treviso, dove negli anni ’80 Electolux divenne lo stabilimento più automatizzato al mondo in produzione di frigoriferi. C’è la possibilità che domani anche quel poco che rimane, sia trasferito in Ungheria.

La multinazionale svedese, infatti, ha messo sotto investigazione tutti i 4 stabilimenti che ha nel nostro Paese.  Che l’intero sistema dell’elettrodomestico italiano di Electrolux sia “sotto investigazione” per verificarne la residua capacità competitiva nello scacchiere internazionale, è una notizia che, sommata alla severe ristrutturazioni in corso in Indesit e in Whirlpool, significa una cosa sola: c’è il rischio concreto che uno fra i principali patrimoni industriali d’Italia venga abbattuto e disperso. Dal 2015 Susegana perderà la produzione più sofisticata di frigo, il cosiddetto “modello Cairo 3”, i pezzi ad incasso che, per esempio, l’Ikea sta vendendo in grande quantità. La nostra stessa identità culturale, come grande Paese manifatturiero, è vincolata alla storia del “bianco”; e in ogni caso stiamo parlando di fatturati, di esportazioni, di occupazione, di indotto, dalle dimensioni ancora imponenti.«È indispensabile comprendere che, così come accadde qualche anno fa per il caso Fiat, qui è in gioco l’essenza stessa di ogni politica industriale, il senso stesso del complessivo posizionamento dell’Italia nella gerarchia globale dei produttori. Dobbiamo forse rassegnarci alla chiusura di uno o più stabilimenti? La risposta di Fratelli d’Italia è NO.  Penso alle conseguenze sociali oltre che economiche e occupazionali che si rifletterebbero nel terziario. Per questo la Politica si deve far carico di salvare le industrie venete oppure decreteranno un declino verticale di un tessuto sociale già messo a dura prova.  Già nel 2008 abbiamo affrontato questa situazione, ma almeno questa volta, domani, bisogna affrontare il Ministro Zanonato e con schiettezza ottenere che siano realizzate opportunità di investimento del gruppo svedese in Italia anche in settori come la telefonia, farmaceutica, l’energia, e sia organizzata all’interno di un nuovo perimetro di collaborazione la questione della continuità dell’impegno nell’elettrodomestico. Il Governo deve mettere in atto un intervento strutturale: non misure di sgravio o incentivi, ma realizzare una politica industriale che si faccia carico della razionalizzazione del settore lungo tutta la filiera.

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