La Patria non si sfascia.di M.Veneziani

374_33064007275_33060467275_915317_8302_nItaliani di Venezia, di Verona, del Veneto, lasciate stare la secessione. Non si reagisce alla crisi e al malgoverno sfasciando un Paese.Una patria non è un contratto che cambi gestore se l’offerta non è più vantaggiosa. Siamo uomini, non telefonini. Abbiamo dentro un cuore e una mente, non una sim-card. Una patria è la storia da cui provieni, la geografia in cui ti muovi, la lingua che parli, l’arte che vedi, la terra degli avi, i loro sacrifici, tuo padre, tua madre. Capisco la vostra esasperazione, ma per ragioni uguali e diverse è proprio quello che vi accomuna a tutti gli italiani. Proprio nella voglia di una rottura siete radicalmente italiani. Se volete la secessione perché vi fanno versare ingiustamente allo Stato più di quel che ricevete, allora perché applicare il criterio alle regioni, entità generali come le patrie, e non direttamente e più concretamente ai singoli cittadini?

Chi come me viene dal sud e vive a Roma ma paga molte più tasse dei servizi che riceve, cosa dovrebbe fare, proclamarsi una sua repubblica indipendente? Non siamo tutti squinzi, agnelli & moretti, che dopo aver campato sul marchio italiano, minacciano poi di fuggire all’estero. Vi rendete conto che ritorcendo lo stesso criterio sulla regione veneta, un domani le province più ricche del Veneto potranno chiedere di separarsi da quelle più povere, il Trevigiano dal Polesine, e via all’infinito? Ma poi, separandovi dall’Italia, dove andreste? Vi fate annettere dalla Russia, come una Crimea improvvisata, aderite con spirito retroattivo all’Impero Ottomano, o restate – com’è più probabile – in Europa e allora sfasciate una nazione per poi restare, da nani, sotto la stessa cappa che ci sta soffocando? Credete davvero che se gli Stati nazione, con tutta la loro storia, la loro forza e il loro impatto, non riescono a tener testa ai poteri multinazionali e alle oligarchie tecno-finanziarie, ci possano riuscire gli staterelli regionali? La vostra voglia d’indipendenza sorge dopo il fallimento della Macroregione del Nord, la Padania, crollata in Piemonte e in mezza Lombardia per abusi propri e assalti giudiziari. Ma in Italia non ci vogliono le Macroregioni, semmai urgono le Magroregioni, regioni dimagrite di soldi e poteri. Almeno snellitele, le regioni, se non volete abolirle, come sarebbe decisamente meglio.

Il vostro referendum ha senso se è una clamorosa denuncia del malessere, se vuol essere un campanello d’allarme e un segnale per dare una scossa, ma non fate passi ulteriori, vi prego. Il Veneto è Italia, l’Adriatico è mare nostrum, Lepanto riguarda noi tutti, non solo voi veneti. Non si tratta di difendere semplicemente lo Stato unitario, e nemmeno solo una nazione, ma la civiltà italiana. E sarebbe uno sfregio proclamare l’indipendenza nell’anno che si accinge a ricordare la Grande Guerra, con milioni di italiani che vennero a nord per unire l’Italia, e migliaia di veneti, alpini e non solo, che combatterono per lo stesso motivo, lasciandoci la vita.

Non si può buttare a mare una patria perché non è più conveniente. E sbagliando pure il calcolo… Il Veneto è Italia da sempre e in Italia noi ci sentiamo quando veniamo a Venezia, a Verona, in provincia.

Lo sappiamo pure noi pugliesi, affacciati per secoli sul Golfo di Venezia e vissuti a lungo all’ombra del Leone di San Marco. So che la minaccia non vi spaventerà, ma se vi sfilate dall’Italia cambio cognome. Via col Veneto è solo il brutto refuso di un bel film.

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