Un fine settimana che Renzi dovrà ricordare

 Nazzareno Mollicone.bologna2 Abbiamo l’impressione che Renzi si sia segnato sulla sua agenda con una penna rossa e con un grosso punto interrogativo questo fine settimana caratterizzato dalla costituzione del gruppo di “Sinistra Italiana” al teatro Quirino di Roma (affollatissimo) ed alla manifestazione congiunta della Lega e di Fratelli d’Italia, cui si è aggiunto all’ultimo minuto Berlusconi, a Bologna, anch’essa affollatissima di gente.

Cosa è infatti successo in quei due giorni? Che sia a sinistra che a destra le opposizioni al suo governo si sono riunite per agire in modo più deciso, ed è lo stesso Renzi a confessarlo nella sua intervista di sabato al giornalista Geremicca de “La Stampa” quando ha detto: “non sono riusciti a farmi cadere in questi mesi, ed adesso serrano le file e si riorganizzano ”. Riorganizzandosi, appunto, e vediamo come.

A sinistra, la evanescente guida di Vendola – personaggio politico ormai privo di cariche e d’influenza – su un partito mai veramente nato come il “Sel”, è stata di fatto accantonata a vantaggio dei più esperti, sul piano parlamentare, tecnico ed organizzativo, ex-dirigenti del Partito Democratico, guidati ideologicamente da quel Stefano Fassina (ricordate il “Fassina chi?” detto a suo tempo da Renzi) che gode simpatie anche a destra, tra le persone sensibili alle sue documentate critiche alla Commissione Europea, alla Banca Centrale ed all’euro, oltre che alle politiche sociali.

Non possiamo prevedere che sviluppo avrà questo progetto: tuttavia, già il semplice fatto dell’appartenenza ad un gruppo parlamentare unico con la nuova denominazione di “Sinistra Italiana” libera i componenti provenienti dal PD dal vincolo politico di votare la fiducia ad emendamenti e leggi del governo: impegno di fedeltà di cui per mesi si è approfittato Renzi per ottenere i voti di coloro che erano stati eletti parlamentari con il suo rivale Bersani, e che non condividevano le sue proposte.

Dall’altra parte, abbiamo visto a Bologna per la prima volta dopo tanti anni, ed in misura più massiccia dell’evento di Piazza del Popolo a Roma del 28 febbraio 2015, la manifestazione unitaria promossa dalla Lega con la partecipazione di Giorgia Meloni per Fratelli d’Italia e Silvio Berlusconi, peraltro presente dopo molte esitazioni. Tema comune della manifestazione è stata proprio l’opposizione dichiarata e formale al governo Renzi, opposizione che Lega e Fratelli d’Italia in effetti già effettuano ma che ora dovrebbe avere l’appoggio esplicito di quel che resta di “Forza Italia”, a meno di ulteriori defezioni. Però, come ha avvertito il politologo Gianfranco Pasquino, intervistato da “Agorà” (a proposito, il suo conduttore tale Gerardo Greco non è riuscito a nascondere la sua faziosità ed il servilismo verso Renzi trasmettendo il filmato televisivo del palco della manifestazione in bianco e nero, come se fosse una cosa spettrale e dell’altro secolo: vergogna a questi giornalisti servi di una Rai di cui vorrebbero obbligarci a pagare l’abbonamento!) quella piazza, in mezzo alla quale egli era presente, si può definire “nazional-popolare” perché rappresentava tutte le categorie sociali. Ed ha aggiunto un complimento a Giorgia Meloni, definendola “nazionalista più che xenofoba” e molto “sociale”.

E’ vero, come ha scritto Mario Bozzi-Sentieri, che non basta un comizio ben riuscito ad elaborare programmi coerenti ed efficaci, ed avere una diversa “concezione della vita e del mondo”: questo, tuttavia, è un compito che spetta ai gruppi dirigenti dei partiti presenti ed in particolare deve avere stimoli, analisi ed approfondimenti da parte degli ambienti culturali vicini al “movimento”. Pensiamo che forse Fratelli d’Italia è più avanti su questa strada, anche tenendo conto del partecipato incontro culturale svoltosi all’ultima edizione di Atreju a Roma: però è vero che molto ci sarà da fare in quella direzione.

Per tornare all’analisi politica di attualità, abbiamo l’impressione che le prossime settimane vedranno Renzi affannato a difendere la sua “legge di stabilità” cui però dovrà apportare modifiche per tener conto delle osservazioni che i dissidenti rimasti nel Partito Democratico faranno con il pretesto di non dare spazio a “Sinistra Italiana”. Una convergenza su qualche tema delle due opposizioni potrebbe addirittura sfiorare la sfiducia.

Vedremo. Quello che comunque, a nostro parere, è positivo è il fatto che la politica si sia rimessa in moto, appaia all’opinione pubblica con facce ben riconoscibili e ben distinte, accantonando mesi di confusione in cui, dopo il famigerato “Patto del Nazareno”, non si capiva più chi era con chi, con quale motivazione e per quale programma.

Abbiamo l’impressione che Renzi si sia segnato sulla sua agenda con una penna rossa e con un grosso punto interrogativo questo fine settimana caratterizzato dalla costituzione del gruppo di “Sinistra Italiana” al teatro Quirino di Roma (affollatissimo) ed alla manifestazione congiunta della Lega e di Fratelli d’Italia, cui si è aggiunto all’ultimo minuto Berlusconi, a Bologna, anch’essa affollatissima di gente.

Cosa è infatti successo in quei due giorni? Che sia a sinistra che a destra le opposizioni al suo governo si sono riunite per agire in modo più deciso, ed è lo stesso Renzi a confessarlo nella sua intervista di sabato al giornalista Geremicca de “La Stampa” quando ha detto: “non sono riusciti a farmi cadere in questi mesi, ed adesso serrano le file e si riorganizzano ”. Riorganizzandosi, appunto, e vediamo come.

A sinistra, la evanescente guida di Vendola – personaggio politico ormai privo di cariche e d’influenza – su un partito mai veramente nato come il “Sel”, è stata di fatto accantonata a vantaggio dei più esperti, sul piano parlamentare, tecnico ed organizzativo, ex-dirigenti del Partito Democratico, guidati ideologicamente da quel Stefano Fassina (ricordate il “Fassina chi?” detto a suo tempo da Renzi) che gode simpatie anche a destra, tra le persone sensibili alle sue documentate critiche alla Commissione Europea, alla Banca Centrale ed all’euro, oltre che alle politiche sociali.

Non possiamo prevedere che sviluppo avrà questo progetto: tuttavia, già il semplice fatto dell’appartenenza ad un gruppo parlamentare unico con la nuova denominazione di “Sinistra Italiana” libera i componenti provenienti dal PD dal vincolo politico di votare la fiducia ad emendamenti e leggi del governo: impegno di fedeltà di cui per mesi si è approfittato Renzi per ottenere i voti di coloro che erano stati eletti parlamentari con il suo rivale Bersani, e che non condividevano le sue proposte.

Dall’altra parte, abbiamo visto a Bologna per la prima volta dopo tanti anni, ed in misura più massiccia dell’evento di Piazza del Popolo a Roma del 28 febbraio 2015, la manifestazione unitaria promossa dalla Lega con la partecipazione di Giorgia Meloni per Fratelli d’Italia e Silvio Berlusconi, peraltro presente dopo molte esitazioni. Tema comune della manifestazione è stata proprio l’opposizione dichiarata e formale al governo Renzi, opposizione che Lega e Fratelli d’Italia in effetti già effettuano ma che ora dovrebbe avere l’appoggio esplicito di quel che resta di “Forza Italia”, a meno di ulteriori defezioni. Però, come ha avvertito il politologo Gianfranco Pasquino, intervistato da “Agorà” (a proposito, il suo conduttore tale Gerardo Greco non è riuscito a nascondere la sua faziosità ed il servilismo verso Renzi trasmettendo il filmato televisivo del palco della manifestazione in bianco e nero, come se fosse una cosa spettrale e dell’altro secolo: vergogna a questi giornalisti servi di una Rai di cui vorrebbero obbligarci a pagare l’abbonamento!) quella piazza, in mezzo alla quale egli era presente, si può definire “nazional-popolare” perché rappresentava tutte le categorie sociali. Ed ha aggiunto un complimento a Giorgia Meloni, definendola “nazionalista più che xenofoba” e molto “sociale”.

E’ vero, come ha scritto Mario Bozzi-Sentieri, che non basta un comizio ben riuscito ad elaborare programmi coerenti ed efficaci, ed avere una diversa “concezione della vita e del mondo”: questo, tuttavia, è un compito che spetta ai gruppi dirigenti dei partiti presenti ed in particolare deve avere stimoli, analisi ed approfondimenti da parte degli ambienti culturali vicini al “movimento”. Pensiamo che forse Fratelli d’Italia è più avanti su questa strada, anche tenendo conto del partecipato incontro culturale svoltosi all’ultima edizione di Atreju a Roma: però è vero che molto ci sarà da fare in quella direzione.

Per tornare all’analisi politica di attualità, abbiamo l’impressione che le prossime settimane vedranno Renzi affannato a difendere la sua “legge di stabilità” cui però dovrà apportare modifiche per tener conto delle osservazioni che i dissidenti rimasti nel Partito Democratico faranno con il pretesto di non dare spazio a “Sinistra Italiana”. Una convergenza su qualche tema delle due opposizioni potrebbe addirittura sfiorare la sfiducia.

Vedremo. Quello che comunque, a nostro parere, è positivo è il fatto che la politica si sia rimessa in moto, appaia all’opinione pubblica con facce ben riconoscibili e ben distinte, accantonando mesi di confusione in cui, dopo il famigerato “Patto del Nazareno”, non si capiva più chi era con chi, con quale motivazione e per quale programma.da Destra.it

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