Notiziario Culturale
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Autore Dr. Venturelli
Burka o non Burka
Autore Dr. Venturelli
Quando la depressione
accorcia la vita
Dr.ssa Federica Buffoni
Impiccare Delara Darabi per
negare l'occidente ai giovani
Autore: Dr. Venturelli
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La violenza sulla donna è
lo stupro della coscienza occidentale
Autore: Dr. Venturelli
Il bullismo giovanile
Autore: Dr. Venturelli
| La violenza sulla donna è lo stupro della coscienza occidentale |
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La nostra democrazia non è nata di colpo, ma da millenni di storia. Sugli errori e orrori, abbiamo creato i valori e fondamenti alle democrazie occidentali. I comportamenti condivisi, sono da noi diritti che dovrebbero appartenere agli uomini di tutto il mondo se non si frapponessero limitazioni incompatibili con il rispetto dei diritti umani. Una delle conquiste più civili è il riconoscimento della parità di diritti uomo-donna, col rispetto della scelte di ciascuno. Nel recente passato la condizione femminile, anche da noi, era di subalternità rispetto a quella maschile in settori della vita molto importanti. Si diceva, giustamente, che la società era maschilista e paternalista. Nel giro di cento anni l’era patriarcale è finita; oggi, ogni donna è libera di scegliere il lavoro che vuole, di fare liberamente le sue scelte affettive, di disporre del proprio corpo e della sua mente secondo criteri personali. Il rispetto della donna in Europa ha lontane e nobili origini storiche. La idealizzazione della donna, la difesa della sua inferiorità di forze e la sua protezione traggano origine, più che dal cristianesimo, che ha offerto la piattaforma a questi valori, dalla cultura cavalleresca medioevale e dalla immagine salvifica della stessa diffusa tra gli stilnovisti ( Dante come espressione massima). Poi, in tutta la poesia lirica successiva al Petrarca, fedele all’immagine di bellezza e di spiritualità che Laura gli elargì in vita e dopo la morte. Questa idealizzazione, nel Romanticismo, si manifestò nella passione amorosa che conduceva a drammi psicologici tra esseri reali e ancorati nella storia. Oltre che nella letteratura e nel costume dell’Occidente, la donna è diventata un oggetto che ci rallegra e ci conforta sia con la sua bellezza sia con la sua sensibilità. La sua vita si è specializzata a comprendere le più piccole sfumature espressive del bambino, come a cogliere con un immediatezza quelle del partner. Per questi apporti essenziali nei rapporti sociali, noi possiamo affermare che una democrazia avanzata si riconosce nel rispetto della donna e dei bambini; ove questa tutela manchi, la donna o i minori sono oggetto di sfruttamento, stupri, violenze o semplici strumenti di abuso sessuale. In senso opposto, invece, si muove quel mixage socio-culturale che si è infiltrato nella società italiana attuale. C’è la compresenza di valutazioni diverse della donna provenienti da altri gruppi sociali, in stridente conflitto con la nostra idea del femminile. Ci accorgiamo che quei principi di rispetto per la donna oggi sono spesso misconosciuti da altre culture. Vediamo che la donna è legata a comportamenti pubblici opposti ai nostri. Donne di culture che impone loro il velo, ci passano accanto e non sono autorizzate agli stessi diritti di libertà delle donne occidentali. Su tale donna pesa l’obbligo di non infrangere le tradizioni di superiorità dell’uomo. Infrazioni delle regole possono condurre a pene orribili, come la lapidazione della donna infedele; le scelte matrimoniali non sono personali, ma decise dalle famiglie, quando sono ancora bambine. Ed altro….! Ma questa società, gelosa e rigorosa per i comportamenti pubblici delle proprie donne, non mostra in molti casi lo stesso scrupolo quando lo stupro cade sulle donne “bianche”, italiane o occidentali che siano. Queste si possono violentare, stuprare e, se oppongono troppa resistenza, uccidere. L’atto criminoso non è neppure deplorato, ma scivola via come cronaca giornaliera alla quale rischiamo di rassegnarci. Il rapporto tra delitto e pena è quasi sopraffatto nel voler essere scrupolosamente comprensivi e tolleranti per chi ha offeso la nostra comunità. Sembra che nelle sentenze, anche per inadeguatezza delle norme, il buonismo prevalga su sentenze esemplari e severe contro questi orribili reati. Arresti domiciliari per i colpevoli, rimessa in libertà di criminali per decorrenza dei termini in cui celebrare il processo, cavilli procedurali per il rinviare la sentenza, danno la sensazione allo stupratore di potersela cavare a buon mercato o di farla franca. Anche quelli che ci sono piovuti addosso dall’Est, specialmente Rom, romeni e altre etnie, non sono da meno: hanno trattamenti per le loro donne impensabili per noi, che spesso tentano di esercitare anche sulle nostre compagne. Il traffico delle schiave per la prostituzione sulle strade, le violenze perpetrata contro la malcapitata che si ribella al suo uomo e altre delizie del genere, ci rivelano l’ inferiorità femminile di fronte all’uomo-padrone. Il fatto che poi minoranze di criminali provenienti dall’Est, infischiandosene di compromettere la reputazione de loro paese e di connazionali che tirano avanti la loro vita con dignità e onesta laboriosità, siano stupratori abituali con violenze mostruose sulle nostre ed altrui donne, ci riempie di sdegno. E mette paura alle possibili vittime, non più libere nel loro ambiente. Noi conosciamo quotidianamente atroci cronache di stupri e inorridiamo perché molti di essi sono ad opera dei nuovi ospiti stranieri; inorridiamo ancor di più se la violenza è ripetuta da criminali incalliti, rimessi in libertà o agli inconsistenti arresti domiciliari. E, al di là delle giustificazioni ideologiche o buoniste, ci domandiamo: “Perché la legge italiana non riesce a fermare gli stupri?” Intanto nella comunità italiana cresce l’irritazione ad ogni rimessa in libertà di un criminale. I moniti solenni di severità contro gli abusi sulle donne o i bambini sono sempre meno credibili. Non si traducono in sanzioni certe ed applicate senza indugi. L’irritazione cresce se dobbiamo assistere al rito misterioso che segue il delitto: indagini, incriminazioni e rimessa in libertà per un ipotetico processo che si eclissa nella notte del tempi. Il buonismo e la benevola accoglienza, che ci ha fatto onore, sarà un ricordo. Scoppiano già reazioni punitive verso campi nomadi e tentativi di linciaggio degli arrestati. Questo non è razzismo, ma il prodotto della risposta inadeguata alla violenza sulle donne. Senza la severa risposta della legge la gente tende al “fai da te” della giustizia, eliminando, così, lo stato di diritto che regola la società. Autore: Dr. Valentino Venturelli Laureato a Padova in pedagogia e psicologia; dirigente scolastico in pensione dopo 46 anni di servizio; ex giudice minorile onorario al Tribunale dei minori di Venezia; collaboratore in riviste e giornali locali su questioni di attualità politica e dela società italiana e problemi della famiglia e dei giovani. Docente in tema di psicologia delle relazioni ad Università della Terza età e di adulti; docente anche alla "Dante Alighieri" di Treviso.
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